Cristina Marra – Con “Il profumo della grande estate” edito da Rizzoli e tradotto da Francesca Mazzurana, l’artista francese Thibault Prugne racconta e illustrata una storia semplice e profonda, un ricordo che diventa un pezzo formativo di vita per la giovane protagonista e per chi la legge.
I bei ricordi di Louise la riportano all’estate dell’infanzia, ai profumi di erba appena tagliata e di panni stesi, al canto delle cinciallegre e al colore rosso dei papaveri della casa in mezzo alla natura campestre di nonno Léon. Grande e grosso, il nonno ha un cuore d’oro, idee stravaganti ma utili, sogni da realizzare sostenuto dalla volontà di proteggere il mondo sempre più minacciato e sconfitto da un progresso non sempre positivo. Luoise nel tratto descrittivo di Prugne è una bambina curiosa, dagli occhi grandi e il sorriso sulle labbra, è essenziale e senza fronzoli. Come la sedia di legno che può essere un’altalena se si lega alla grande quercia, allo stesso modo la storia di Louise, affidata dalla madre al nonno per allontanarla dalla guerra, si lega a momenti unici, a sguardi e suoni, a musiche e profumi che non sono altro che la sua crescita personale e professionale. Louise, nella casa del nonno che parla con gli uccelli e si nutre di minestra e uova e che somiglia a quelle persone “che non desiderano ribaltare il mondo, ma soltanto viverci e ascoltarne il respiro” si sente a proprio agio, è una fonte inesauribile di scoperte e di emozioni. Sotto i rami della grande quercia scopre l’amore e riflette sulla guerra, sui perché di chi la vuole e la porta avanti invece di sedersi su un’altalena e ammirare le farfalle. Louise incontra il suo coetaneo Gaspard con lui si arrampica sulle balle di fieno, guarda le stelle, riconosce nelle nuvole le forme degli animali, canta al suono della chitarra. Separarsi da chi si vuole bene sembra inevitabile, e per la piccola Louise inizia un nuovo viaggio, una storia che la riporterà da adulta e innamorata sotto la grande quercia a parlare ancora col nonno. 