Chi salirà a bordo delle navi italiane nei prossimi anni? È la domanda che attraversa il cluster dell’economia del mare in un periodo segnato da instabilità internazionale, evoluzione normativa e trasformazione delle catene logistiche. A questa urgenza prova a dare risposta l’VIII edizione del “Convegno sul Lavoro Marittimo – Vivere di Mare”, in programma il 4 e 5 giugno 2026 a Procida, su iniziativa del Comitato del lavoro marittimo.

Il titolo, “Rotte incerte, futuro necessario e irrinunciabile”, mette a fuoco il punto: le rotte oggi sono anche scelte industriali e strategiche, influenzate da geopolitica, regole e tecnologia. Ma flotte, porti e servizi non reggono la modernizzazione senza un capitale umano all’altezza: competenze, sicurezza, continuità formativa e qualità del lavoro diventano fattori competitivi.

Il convegno riunisce istituzioni, operatori e formazione per ragionare su un passaggio critico: la distanza tra analisi e soluzioni rischia di tradursi rapidamente in distanza tra domanda e offerta. Il com.te Fabio Pagano, presidente di Fedepiloti e promotore dell’iniziativa, sintetizza la direzione: “mettere a sistema competenze”, evitando frammentazioni e lavorando su strumenti concreti.

La discussione supera la sola dimensione dell’imbarco: il lavoro marittimo si estende lungo la filiera — portualità e logistica, cantieristica e manutenzione, automazione, sicurezza, ambiente, compliance — e richiede percorsi chiari e riconoscibili, in grado di accompagnare le persone nel tempo. L’obiettivo dichiarato è rendere misurabile il cambiamento: rafforzare il dialogo tra chi forma e chi assume, valorizzare competenze e tutele, e rendere il settore più attrattivo per le nuove generazioni. Perché, senza ricambio e professionalità solide, il mare come infrastruttura economica del Paese rischia di rallentare.