Cristina Marra – Il giovane Manuel ha appuntamento con una notte, sembra una come tante “intenta com’era a specchiarsi sui lampioni, a far danzare le stelle, a nascondere le cicale e ad avvolgere i sogni delle persone”, una stella si stacca dal cielo, bisogna esprimere un desiderio? Nel seguirla incontra un pescatore intento a tirare su la rete che contiene qualcosa di speciale che custodisce i sogni e i desideri di tanti e che Manuel imparerà a capire. Manuel è l’undicenne protagonista dell’ultimo libro di Peppe Millanta “Il pescatore di stelle” edito da Rizzoli con le illustrazioni di Lavinia Fagioli E’ una fiaba, è una storia di formazione, è un viaggio verso gli altri che diventa scoperta di noi, è un racconto di umanità di cui c’è tanto bisogno, l’ultimo libro di Peppe Millanta “Il pescatore di stelle” edito da Rizzoli con le illustrazioni di Lavinia Fagioli

Manuel, il tuo giovane protagonista ha appuntamento con una notte particolare. La sua storia è anche di formazione alla vita e alle sue mille risorse, luci che vincono sul buio e opportunità da cogliere?

E’ una storia che ha al centro il desiderio e il desiderare. Mai come in questo periodo storico, con l’avvento dell’IA e un futuro sempre più traballante, è importante capire cosa ci rende effettivamente umani. Il desiderio è una delle possibili risposte. Siamo gli unici esseri capaci di immaginare presenti alternativi. Questo potere ci ha permesso di non abdicare a presenti sbiaditi, e di adoperarci per creare alternative. Oggi siamo più spaventati, e questo potere sembra depotenziato, e anche i nostri desideri sono indirizzati verso logiche di consumo, di semplice “avere”. Eppure abbiamo un grande viaggio da compiere, ognuno di noi, ed è quello di conoscere noi stessi. Un rosario di esperienze da fare per via via sfogliarci e scoprire chi siamo. Oggi mi sembra che siamo tutti più chiusi nelle nostre confort zone, e i nostri desideri vadano un po’ contro questa direzione. 

Con Il pescatore di stelle cerchi il senso dei desideri e ricerchi noi stessi negli altri?

Gli altri sono una delle esperienze più potenti che possiamo fare. Ci restituiscono parti di noi che magari fatichiamo a fare emergere. Ci tirano fuori quello che noi, da soli, non tireremmo fuori mai. Se la meta del viaggio è conoscerci e fare esperienza di noi, gli altri sono un’ottima tappa da attraversare

Il mare di notte diventa uno specchio che riflette la luce della Luna e delle stelle. Bisogna abbandonarsi alla magia della notte e godere di momenti di riflessione?

Bisogna sicuramente mettersi in ascolto, e la notte, il silenzio, le stelle, sono un ottimo modo. Non è possibile attraversare un’esistenza senza mai farsi domande su di essa, sul suo scorrere. Sarebbe vivere in superficie, senza mai provare a guardare il fondo, anche se fa una paura vertiginosa. Questo ci permette di entrare in connessione con la nostra parte più profonda, lì dove si annidano

In questi tempi di guerre, terrore e mancanza di umanità, quanto la letteratura e la cultura possono essere un’àncora di salvezza?

Domanda molto scivolosa. La cultura ha tante facce, ed è un nome che spesso nella storia è stato usato per coprire e mascherare cose orribili. La letteratura in quanto mezzo per affacciarsi nelle vite degli altri, e per allontanarci un po’ da una visione ombelicale e introflessa della vita assolutamente sì. La letteratura infatti è spesso esercizio di empatia, stimolo all’alterità. Ma la letteratura è un tassello piccolo del mosaico. Le disuguaglianze sono alla radice di tutto. Fino a quando ci saranno loro, non ci potrà non essere tensione. L’unica discriminazione vera è quella contro i poveri. Non esistono ricchi discriminati.

Manuel e il vecchio pescatore rappresentano due generazioni, passato che incontra il futuro in un presente di incertezze e solitudini. A chi ti sei ispirato per i due protagonisti?

Sicuramente il pescatore ha quel volto solcato dal sale che hanno i pescatori qui sull’Adriatico. Personaggi mitici e mitologici che hanno popolato la mia infanzia in riva al mare. Si tratta però di una dinamica abbastanza consueta, quella di affidare il protagonista a un mentore più adulto. Quello però che mi intrigava è che a un certo punto in questa storia i ruoli inaspettatamente si invertono, ed è Manuel alla fine a dare una lezione fondamentale all’anziano.

E’ importante esprimere desideri ma anche essere desiderati? Un desiderio si avvera se unisce una o più desideri?

“L’amor che move il sole e l’altre stelle”, diceva qualcuno che la sapeva molto lunga. E come dargli torto? Il nostro desiderio più grande è quello di essere in qualche modo amati. E non mi riferisco soltanto a un compagno o a una compagna. Amati a più livelli, con più gradi di intensità. Molte delle cose che facciamo hanno questo scopo latente. Vogliamo essere visti. Vogliamo che qualcuno ci scelga in mezzo all’infinito della vita.

Le stelle, nella loro moltitudine, possono essere intese come una comunità che tutta insieme diventa forza?

Se vogliamo usare la metafora del libro, cioè che dentro ogni stella si nasconde un desiderio, assolutamente sì. Ci sono poche cose al mondo che sanno essere forti come una moltitudine di esseri umani che stanno desiderando la stessa cosa. E’ una energia capace di ribaltare qualsiasi presente e di scegliere qualsiasi futuro alternativo. Si tratta però di una energia sempre più rara: la società a poco a poco ha atomizzato ogni individuo, smantellando ogni forma aggregativa capace di immaginare alternative. Ciò ci rende più soli, e meno incisivi sulla realtà.

Gli animali appaiono nelle illustrazioni di Fagiuoli, c’è soprattutto un gatto, caro all’illustratrice. Quanto l’essere umano ha da imparare dagli animali? Nella storia illustrata sono spettatori e tifano per l’umanità?

Sì il bello delle illustrazioni meravigliose di Lavinia è che ha creato un ultra-mondo intorno alla storia, popolato di piante enigmatiche e animali misteriosi, che sembrano osservare la storia. Io ci vedo degli spettatori che già sanno tutto di come funziona il mondo, e guardano pigri noi esseri umani che ci sforziamo di “capire”, anziché di “sentire”.  Il significato però lo conosce solo lei. Per quanto riguarda quanto abbiamo da imparare dagli animali, credo molto, ma in termini diciamo di sottrazione: siamo troppo presi da nostalgie passate e da progetti futuri perdendoci sempre più il presente del nostro vivere. Gli animali sono sempre presenti a loro stessi, noi no. Questo nostro proiettarci altrove è il nostro bello, ma anche un tremendo rischio.