Quelle carrozze piene di speranze e di piccola emancipazione dal paese

Ci sono gli universitari. Qualcuno dopo un esame torna a casa con un altro passo verso il «pezzo di carta». La mamma va per i saldi in città e promette un gelato alla figlia

Donato Carrisi | Ci sono gli universitari, i «fuorisede». Che se poi prendono casa a Bari con altri studenti, si spostano carichi di derrate alimentari. Perché un pugliese che si rispetti si porta appresso «il mangiare» dal luogo natio anche se si allontana di pochi chilometri. Qualcuno va a seguire soltanto una lezione, e si è interrogato fino all’ultimo se salire sul treno oppure andarsene al mare. Perché con una giornata così è proprio un delitto rinchiudersi in un’aula accaldata. Qualcun altro è reduce da un esame e invece torna al paese, magari con la gioia di poter sfoggiare un altro voto sul libretto, un altro passo verso «il pezzo di carta», che è ancora il modo più nobile per definire una laurea, come fosse il biglietto di sola andata per un futuro migliore. Invece stamattina, l’unico biglietto che ha in tasca è quello di un viaggio che non porta da nessuna parte. Cambiano le generazioni, ma le facce no. Sono sempre le stesse. Lo erano ai miei tempi, e anche ai tempi dei miei genitori. E va a finire che su quel treno dopo un po’ ci si saluta anche senza che siano mai avvenute le presentazioni.

Quelle fughe adolescenziali con biglietto di andata e ritorno

Oltre agli universitari ci sono gli studenti delle superiori che hanno preso lo stesso treno tutto l’inverno per andare a scuola in un paese limitrofo e adesso, con l’estate nel cuore, se ne vanno a fare un po’ di struscio in centro nel capoluogo. Ragazze e ragazzi in gruppo che ridono e parlano ad alta voce. Qualcuno è chino sul cellulare, sta mandando un sms e non si accorgerà dello schianto. E quel messaggio rimarrà per sempre incompiuto. In Puglia i treni locali sono il primo vero mezzo di emancipazione dalla vita di paese. Una fuga adolescenziale con biglietto di andata e ritorno. Su quei binari che, come capillari pulsanti, irrorano le campagne e gli uliveti, dallo sperone garganico fino alla punta del Salento, c’è la vita. In mezzo a tanta gioventù, si nota qualche viso extracomunitario. Uno di loro guarda fuori dal finestrino, chissà cosa pensa di questa terra che gli sfila davanti. È diventato schiavo di qualche caporale? Sta andando a farsi cuocere dal sole per raccogliere pomodori? In fondo, è un pendolare anche lui. E prima di lui c’erano gli albanesi, che usavano proprio convogli come questo per disperdersi sul territorio una volta sbarcati da un pezzo di ferro arrugginito che stava a galla solo per la loro magrezza. Clandestini su un treno, con la speranza che non ci fosse un controllo.

Quelle gite che sembrano le avventure della vita

Ricordo che qualche anziano gli pagava perfino il biglietto, perché la Puglia che conosco è sempre stata un posto accogliente. E allora chissà se quel ragazzo di colore ce l’ha fatta a salvarsi. Sarebbe davvero beffardo se, dopo tante peripezie per arrivare fin qui, fosse morto proprio sul mezzo di trasporto in teoria per lui più sicuro. Se no che nome metteranno sulla tomba? E a casa non arriverà nessuna chiamata di cordoglio, sarà solo il silenzioso passare del tempo a far capire a chi gli vuole bene che è morto. Forse qualche secondo prima del boato ha scambiato un sorriso fugace con una bambina. Lei fa parte dei viaggiatori occasionali. Ieri sera è andata a dormire con una felicità frizzante nel petto, perché la mamma le ha detto che il mattino dopo avrebbero preso il treno per andare in città. Ci sono i saldi, e insieme alle scarpe nuove le è stato promesso un gelato. Una di quelle piccole gite che quando cresci ti sembrano le migliori avventure della vita. Le troveranno abbracciate. Ma forse non è vero, non hanno fatto in tempo. Ma l’immagine allevia un poco il nostro strazio di superstiti. Perché ognuno di noi è stato su quel treno almeno una volta. Perciò è consolatorio pensare che, in questo inutile e assurdo spreco di vite, ci sia stato un attimo per un ultimo gesto d’amore

corsera.it

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