CARNE DIEM

Per chi credeva fosse una faccenda di würstel

Camillo Langone | Il rapporto Iarc, agenzia Oms, a sua volta agenzia Onu, è apparso subito dirompente per le ripercussioni economiche e nutrizionali. Ma sulle prime hanno già detto tutto le associazioni di settore (ossia: solo in Italia 125.000 posti di lavoro a rischio) mentre sulle seconde rimando a due libri straordinariamente informati, ricchi, esaustivi, entrambi pubblicati con coraggio controculturale dalla casa editrice Sonzogno: “Perché si diventa grassi (e come fare per evitarlo)” di Gary Taubes e il fresco di stampa “Il mito vegetariano” di Lierre Keith.

Col passare delle ore la gittata del missile antisalumi mi è sembrata sempre più lunga e l’ho visto sfondare il cielo della metafisica. Il rapporto Iarc, agenzia Oms, a sua volta agenzia Onu (perché tanti acronimi? Non conosco nessuna cosa bella, nessuna cosa buona che accetti di rattrappirsi, o di nascondersi, in un acronimo) è al contempo causa ed effetto di tre crisi che ci affliggono in questo tornante della storia, nella stagione di deculturazione che stiamo vivendo.

Il rapporto Iarc, agenzia Oms, a sua volta agenzia Onu, è causa ed effetto della crisi della sovranità. Un documento prodotto fra Lione, Ginevra e Nuova York da 22 signori talmente esperti in campo alimentare da non conoscere la differenza tra carni rosse e carni bianche è bastato per mettere sull’attenti i governi nazionali. La nostra ministra della Salute ha subito ciecamente dichiarato: “La carne rossa va scelta sempre fresca”. Pare sia la stessa Beatrice Lorenzin che ha appena scritto la prefazione a un elogio dell’omeopatia. Il pressapochismo degli esperti e l’ignoranza dei commentatori evidenzia che stavolta la scienza non c’entra nulla, stavolta c’entra la fine delle frontiere. Mi è venuto in mente René Girard: “Le frontiere hanno la funzione di contenere la violenza”. Per esempio la violenza della pedagogia degli organismi sovranazionali sulle comunità nazionali i cui costumi sono ritenuti obsoleti e scorretti.

Il rapporto Iarc, agenzia Oms, a sua volta agenzia Onu, è causa ed effetto della crisi del cristianesimo. Abbiamo appena visto al Sinodo lo spettacolo di centinaia di vescovi venuti da tutti i continenti per accapigliarsi intorno all’ostia ai divorziati, una questione non molto più cruciale del sesso degli angeli che interessava i cristiani di Bisanzio nel momento in cui i turchi di Maometto II stavano assalendo le mura per sgozzarli in massa. Al tempo della fede in Cristo vero Dio e vero uomo, bevitore di vino, mangiatore di carne, fondatore dell’onnivorismo siccome cancellatore dei divieti alimentari (Marco 7,18-19) che tanto piacciono alle false religioni e alle più recenti ideologie, nella posizione anticarne si sarebbe immediatamente riconosciuta un’eresia anticristiana contro la quale si sarebbero indetti concili e organizzate crociate. Adesso si può al massimo sperare in un intervento di monsignor Luigi Negri sul settimanale della diocesi di Ferrara-Comacchio.

Il rapporto Iarc, agenzia Oms, a sua volta agenzia Onu, è causa ed effetto della crisi dell’uomo. Ho la prova: nell’elenco delle sostanze classificate dallo Iarc secondo la pericolosità, la cacciagione è in terza fascia insieme alle verdure. Eppure i 22 esperti si sono ben guardati dall’invitare al consumo di salutari lepri e beccacce, spingendo invece verso la solita dieta mediterranea. Va bene che non sanno distinguere la carne rossa da quella bianca ma perfino a loro sarà arrivata la notizia che pane, pasta e pizza sono alimenti diabetogeni… Evidentemente il diabete in questa fase storica interessa solo ai diabetici, a chi lavora negli acronimi non fa gioco. E nemmeno a una delle figure più anticristiche del nostro panorama, Umberto Veronesi, che ha subito maramaldeggiato: “Ora è nero su bianco, la via vegetale è l’unica”. Era difficile concentrare in così poche parole il totalitarismo e l’antiumanesimo del fronte vegetarian-vegano che il rapporto Iarc rafforza. Indebolendo l’uomo proprio nel momento in cui, come scrive Rémi Brague, “non sa più troppo bene se si distingue radicalmente dall’animale. E ancora meno se vale davvero dipiù”.
Per chi credeva fosse una faccenda di würstel.

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