MONDIALI DI CALCIO IN INVERNO: LA FINE DI UN’EPOCA

No, non sarà la stessa cosa. Non si può fare il bagno in mare dal 21 novembre al 18 dicembre (a meno di non voler finire in massa all’ospedale con la broncopolmonite). Niente spiagge con maxischermi e tifose sudamericane in bikini pronte per essere abbracciate. I cocomeri in quel periodo non crescono neanche in serra. Le birre ghiacciate vanno bene solo con il riscaldamento fissato sui 30 gradi, e con la crisi economica chi si può permettere la bolletta.

Tra novembre e gennaio si giocano “normali” giornate di campionato, la seconda fase delle coppe europee, al massimo le qualificazioni ai tornei intercontinentali della nazionale. Ma i mondiali di calcio no! I mondiali di calcio si giocano quando fa caldo, quando si suda, quando si può uscire a gridare in mutande sul terrazzo di casa. Non si può esultare per un gol alla Germania sotto l’albero di Natale. Il piumino e gli stivaletti Ugg non sono una tenuta adatta per festeggiare alcuna vittoria calcistica a livello di torneo (ma vanno bene per i derby, sia ben chiaro).

Non si festeggia la conquista dello scudetto, della Champions League, dell’Europa League, dei campionati europei o mondiali quando nel nostro paese la colonnina di mercurio (o l’app sul vostro smartphone) segna tra 0 e + 8 gradi centigradi. È contro natura. Dovrebbe essere vietato.

Ma forse in Qatar non lo sanno! Da loro fa caldo tutto l’anno, quindi che differenza può fare. Certo giugno e luglio non sono mesi in cui si possa giocare in quella parte del mondo. Ma se nella vicina Dubai hanno una pista da sci, non ci si poteva inventare qualche cosa anche qui? Le vite degli italiani sono da sempre scandite dal ritmo quadriennale delle estati dei mondiali di calcio. Le nostre “notti magiche” sono sempre state sbracciate sulle macchine decappottabili o sui motorini.

Siamo cresciuti (e invecchiati) in calzoncini, canottiera e infradito seduti di fronte ai televisori, con le vaschette di gelato in cui affogare le delusioni del 2014, del 2010, del 2002, del 1986, del 1974 e chi ha più memoria (e anni) più ne metta. Abbiamo sudato fino all’ultima goccia guardando Italia-Brasile del 1982, Italia-Germania del 1970 e del 2006. Ora cosa ne sarà dei nostri bioritmi? E le pubblicità dei gelati con il calciatore a fare da testimonial? E tutti i gadget da spiaggia? E i vestitini estivi della D’Amico e delle altre commentatrici sportive?

Abbiamo sette anni per prepararci a uno dei cambiamenti più “epocali” della storia italiana più recente (con buona pace di Miss Italia). Altro che caduta del muro di Berlino, altro che fine della Prima repubblica. I mondiali di calcio giocati d’inverno cambieranno per sempre la nostra vita e il nostro modo di vedere le partire.

Un tempo erano i giovani impegnati negli esami di maturità (e qualche volta di terza media) o all’università a lamentarsi di dover studiare mentre si decideva il “destino del calcio internazionale”. Adesso centinaia di migliaia di ragazzi saranno costretti a prepararsi per i compiti in classe e le interrogazioni tra il primo e il secondo tempo. Ogni giorno e – nella fase iniziale del torneo – per tre volte al giorno. Qualcuno ha pensato a loro?

Certo ci sono problemi più seri e cose molto più importanti di una partita di calcio. Persino se si tratta della finale dei mondiali. Ma è difficile immaginarci di fronte al televisore (o al tablet, allo smartphone o a quello che nel frattempo si saranno inventati da qui fino al 2022), tutti sul divano con la copertina sulle gambe, mentre sorseggiamo tè o cioccolata calda o mangiamo la polenta (per non far torto a chi vive al nord), a esultare o disperarci per un gol sbagliato. Ci attendono “notti magiche” sotto il piumone o circondati da decorazioni natalizie. Partite pomeridiane giocate quando è già buio e non solo per il fuso orario. Oppure possiamo tutti trasferirci in Australia. Dal 21 novembre al 18 dicembre. Lì spiagge, caldo, infradito e gelati in quel periodo non mancano di certo.

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