QUANTO E’ LONTANO RENZI

Aurelio Musi | Nel suo libro Cambiando l’Italia, il numero due del Pd, Graziano Del Rio, immagina un partito aperto, libero, senza confini, «un’assemblea permanente disorganizzata». Non si capisce bene che cosa voglia dire. Si capisce solo che allo sforzo di Renzi, teso a costruire un gruppo dirigente e una leadership nazionale coesi e in grado di spingere l’acceleratore sulle riforme, attraverso una perfetta corrispondenza col governo, fa da contrasto il disinteresse per le strutture periferiche del partito, che sono lasciate in balia di se stesse. Così in Campania il modello del partito leggero, sconfinato, disorganizzato si traduce piuttosto in un vero e proprio caos organizzato.

A pochi giorni dal pluririnviato voto di domenica per le primarie regionali il caos organizzato non concede nessun spiraglio di chiarezza a elettori e militanti del Pd che ancora credono — il termine è quello giusto perché si tratta di un vero e proprio atto di fede — nello strumento democratico per la selezione del candidato alla presidenza della Regione. Come se nulla fosse successo e procedendo imperterriti sulla loro strada, De Luca e Cozzolino vanno avanti nella loro campagna elettorale. La battaglia sta arroventandosi su facebook, dove De Luca può vantare 133 mila “mi piace”, Caldoro 33 mila, Cozzolino solo 16 mila, Migliore, a distanza, 3 mila. I soliti maligni e guastafeste fanno giustamente osservare che la formula “mi piace” su fb non è meccanicamente una manifestazione di voto e che è ben nota l’ottima promozione social del Comune di Salerno. Il ritiro della candidatura di Migliore arriva dopo che una parte dell’assemblea del Pd sta richiedendo da giorni l’annullamento delle primarie, ottenendo per tutta risposta solo gli anatemi della segreteria regionale e l’invito a lasciare il partito. Chi si è dimesso già è invece il bassoliniano di ferro Massimo Paolucci. Intanto continua alla vigilia del voto ancora la spasmodica caccia alla candidatura condivisa, una specie di mantra che si invoca per tenere lontano qualcosa che non si vuole. L’incertezza su chi può votare e chi no regna ancora sovrana. Infine da più parti si teme che l’ubiquo e onnipresente Cosentino, nonostante il carcere, possa ancora condizionare le primarie: il fantasma del 2011 aleggia, con la sua ombra non rassicurante, sulle primarie di domenica.
Insomma, comunque vada a finire questa storia, essa lascerà strascichi, polemiche, lacerazione e contrasti che difficilmente potranno essere in breve tempo superati, indeboliranno il Pd campano, andranno ad aggiungersi ai tanti errori commessi da questo partito in anni passati e recenti.

La Campania è totalmente assente nel gruppo dirigente nazionale del Pd renziano. Né tra i candidati alle primarie regionali c’è qualche renziano, se si esclude il convertito dell’ultima ora Migliore, che però ha rinunciato alla competizione. Se non si accorciano le distanze tra l’inner circle di Renzi e il Pd campano, anche e soprattutto con l’affidamento di responsabilità nazionali a suoi esponenti, difficilmente si potrà uscire dalla condizione di minorità che vive oggi il Pd regionale. E gli effetti positivi a livello locale della nuova leadership e del renzismo, sia sul piano elettorale sia sul piano dell’organizzazione e della vitalità del partito, difficilmente potranno essere apprezzati nel breve e nel medio periodo.

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