La farsa che Napoli non merita

Vittorio del Tufo | E così, nell’ora del crepuscolo, il sindaco De Magistris ha voluto trasformare l’epilogo della sua esperienza amministrativa in una tragica farsa, in un muoia Sansone con tutti i filistei. È un epilogo inglorioso soprattutto per la città, costretta ad assistere allo spettacolo – per metà tragico e per metà farsesco, appunto – di un sindaco barricato nel fortino assediato del Palazzo, che spara a palle incatenate contro tutto e tutti: i suoi ex colleghi magistrati, lo Stato putrido e corrotto, i soliti poteri forti, un Moloch buono per tutte le stagioni.

Così facendo, De Magistris condanna se stesso, ma prima ancora la città che ancora ha il dovere di rappresentare, a un isolamento istituzionale, politico e civile gravissimo, tanto più dannoso quanto più urgenti, e indifferibili, sono i problemi che Napoli ha di fronte. Questa deriva distorta del lessico politico e democratico – l’immagine del sindaco asserragliato nel Palazzo – è il peggiore dei finali possibili per un’esperienza amministrativa che aveva esaurito da tempo la sua carica innovativa. E presta il fianco a chi non perde occasione per denigrare l’immagine della città e dei suoi abitanti, dipingendoli con i tratti del parassitismo e della caricatura.

È un gioco al massacro che Napoli non merita e che, soprattutto, non può sostenere. La terza città d’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di un’interlocuzione forte con il governo centrale. Ha bisogno di ripristinare un canale di dialogo e di reciproca fiducia con il resto del Paese che il sindaco, con il suo arroccamento nella torre eburnea del Municipio, rischia di recidere in modo irrimediabile

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