LE MATRIOSKE DELLA FONDERIA

Paolo Macry |

Dovete dire la verità, raccomanda il viceministro Riccardo Nencini ai giovani della Fonderia, perché ormai nessuno si accontenta della retorica. Parole ruvide. Scandite davanti a una platea che rispecchia plasticamente i travagli del Pd napoletano (e nel pieno del caso de Magistris).

Ma quale sia, oggi, la verità della sinistra locale è un rebus. Significativamente, come in un gioco di bambole russe, alla Fonderia partecipano tre generazioni politiche: dai vecchi e grandi vecchi, Bassolino in testa, ai protagonisti d’antan ancora sulla breccia, come Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca, fino ai promotori, i Nicodemo, Picierno, Migliore. Figure assai diverse di una vicenda che mescola stagioni felici e fallimenti, coesione e faide, stanchezze e fiducia nel presente. E dunque verità vorrebbe che si spiegasse ai molti giovani accorsi alla kermesse e soprattutto all’opinione pubblica non tanto la storia della sinistra, quanto le concrete ragioni per cui quella sinistra non rifarebbe oggi gli errori commessi in un passato remoto, recente e recentissimo. Dal nodo rifiuti all’utilizzo dei fondi europei. Sapendo che verità equivale a credibilità.

Dire che Caldoro ha sbagliato tutto, per esempio, non basta. La domanda alla quale rispondere è piuttosto: cosa farei di diverso, se fossi al suo posto? Che, per il Pd dell’anno zero, significa anche, inevitabilmente: cosa avrei fatto di diverso, quando avevo le chiavi del Palazzo? Servirebbe cioè convincere l’elettorato che i nuovi volti della sinistra hanno superato gli storici pregiudizi, l’ambientalismo del niet, la retorica delle mani sulla città, il pietismo sociologico, eccetera. E hanno la forza per imporsi. Se davvero fosse l’anno zero, bisognerebbe avere il coraggio di tagliare le cose con l’accetta. A costo di sfoltire il parterre della Fonderia.

Ma neppure basta, di fronte al collasso demagistrisiano, attaccare a testa bassa il sindaco. Inutile, ora, aggrapparsi alla solita zattera giudiziaria. Il danno di tre anni di opposizione consiliare fittizia sembra irrecuperabile. Troppo tardi il Pd si preoccupa di una Napoli mal governata e di una città metropolitana acefala. E peggio ancora se, come dicono i boatos, cercasse di negoziare con Palazzo San Giacomo la nomina di un nuovo vicesindaco, che renda meno traumatici gli effetti del no di de Magistris alle dimissioni.

A meno di una forte iniziativa politica bipartizan, l’alternativa sembra essere tra inciucio e ingovernabilità. E a poco vale che i giovani della Fonderia siano i meno responsabili del pasticcio. Anche gli altri, i responsabili, partecipano ai lavori di Città della Scienza. E anche qui, per rendere credibile la svolta, servirebbe perciò un esercizio di verità, ovvero un taglio netto.

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