Dove è finito Buffon?

buffonMaurizio Crosetti | Ormai gli tirano addosso da lontano, come si fa con i portieri scarsi, e qualche volta ci azzeccano. Prima dei gol conta l’offesa, quasi una lesa maestà. Ma non esiste un solo juventino, tra i 14 milioni di tifosi più o meno ufficiali, che …non si chieda dov’è finito Buffon, e qualcuno già usa il verbo come se fosse un aggettivo. Questo è troppo. Ma anche 10 gol in 8 partite sono troppi, ai bianconeri non succedeva da vent’anni. Il vecchio Gigi adesso è un’ombra, un pensiero nero in volo verso Madrid, dove mercoledì ritroverà un altro anziano portiere un po’ depresso e in disuso, Casillas. Al più forte del mondo sta cadendo il mondo addosso: papera contro la Lazio (respinta corta), papera contro il Chievo (rinvio sbilenco), mezze papere contro Verona e Copenaghen (piantato tra i pali), paperissima contro la Fiorentina. Un pallone ben visibile, il pareggio di Rossi, tiro secco ma esatto nel suo percorso, dunque parabile se Gigi non fosse partito in ritardo e molle. Ne ha presi quattro, come altre quattro volte in campionato, due nella Juve (l’ultima, più di nove anni fa, contro il Lecce in casa) e due nel Parma, e due volte contro la Fiorentina. Il viola nello spettacolo porta rogna, e a qualcuno di più. Gigi Buffon è stato capace, in passato, di prodigiosi recuperi e scatti da terra. Volevano addirittura venderlo, aveva la schiena a pezzi, era intristito, quasi un corpo estraneo, nel suo delirio Delneri disse che Gigi se la sarebbe giocata con Storari, come no. La colonna azzurra (il Brasile è dietro l’angolo: altro allarme?) compirà 36 anni a gennaio. Alla sua età, Zoff si faceva impallinare da lontano al mondiale d’Argentina ’78, salvo poi vincere la coppa, quarantenne, proprio al Bernabeu, dove Gigi vedrà volare palloni come ufo, attacchi marziani dalla terra e dal cielo, possibili schizzi di fango sulla sua vernice di totem. Ma è proprio in notti del genere che i fuoriclasse sanno trovare la forza e la magia. Il portiere è un trasmettitore di sicurezza o di paura, il suo fluido viene captato dai compagni che lo elaborano a seconda della percezione ricevuta. Anche gli avversari, come i più feroci predatori, sentono bene l’odore del sangue. Non può essere un caso se in molti, adesso, cercano Buffon con tiracci di varia natura, uguale distanza e diverso destino: i laziali ci provarono per tutta la partita, prima di soccombere, e persino il viola Roncaglia (non Cristiano Ronaldo, Roncaglia) ieri ha cercato con insistenza il jolly, come se in porta ci fosse un pupazzo e non un drago. Segnali non trascurabili. E quando balla il portiere, vacilla la difesa come per contagio. Cos’abbia dentro il vecchio Gigi in queste ore indecifrabili lo racconta il suo viso: i primi piani dopo i gol, ieri, sembravano racconti di pagine intere senza bisogno di una sola parola. Ma ne esisterebbero ancora tre, da pronunciare a Madrid tra pochi giorni: io sono Buffon. Senza il punto interrogativo.Visualizza altro

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